Inibitori del DPP-4 e malattia infiammatoria intestinale: quale possibile associazione?

Alessandra Russo. Specialista in Tossicologia Medica. Messina

È stato pubblicato uno studio (1) che ha focalizzato l’attenzione sulla possibile correlazione tra insorgenza di malattia infiammatoria intestinale e l’uso di inibitori del DPP-4 (dipeptidylpeptidase-4), farmaci noti anche con il nome di “gliptine”, impiegati nel trattamento del diabete di tipo 2.

Si tratta di uno studio di coorte basato sulla popolazione, in cui sono stati coinvolti oltre 700 di medici di medicina generale che cointribuiscono a fornire dati all’United Kingdom ClinicalPracticeResearchDatalink.
La coorte ha incluso 141.170 pazienti di età ≥18 anni, che avevano iniziato un trattamento antidiabetico tra l’1 gennaio 2007 e il 31 dicembre 2016, con un follow-up fino al 30 giugno 2017.

  • Durante il periodo dello studio, 30.488 (21,6%) pazienti hanno ricevuto almeno una prescrizione di un inibitore di DPP-4; la durata mediana di uso è stata pari a 1,6 anni.
  • In 552.413 anni-persona di follow-up, si sono verificati 208 eventi di malattia infiammatoria intestinale.
  • Nel complesso, l’uso di inibitori di DPP-4 è risultato associato ad un aumento del rischio di malattia infiammatoria intestinale (hazard ratio 1,75; IC 95% 1,22-2,49). I valori di hazard ratio gradualmente aumentavano quando la durata di uso era maggiore, raggiungendo un picco dopo 3-4 anni di utilizzo (hazard ratio 2,90; 1,31-6,41), mentre si riducevano dopo >4 anni di utilizzo (1,45; 0,44-4,76).
  • Non è stata osservata un’associazione statisticamente significativa tra un singolo inibitore del DPP4 ed insorgenza di malattia infiammatoria intestinale.
  • Nell’analisi stratificata per tipo di malattia infiammatoria intestinale, l’impiego di inibitori di DPP-4 è risultato associato ad un aumento >2 volte del rischio di colite ulcerosa (hazard ratio 2,23; 1,32-3,76), mentre non è stata osservata un’associazione statisticamente significativa con la malattia di Crohn (0,87; 0,37-2,09).
  • Nel complesso, queste analisi hanno prodotto risultati compatibili con quelli dell’analisi primaria, con valori di hazard ratio statisticamente significativi che variavano da 1,60 a 2,21.
  • Nel confronto head-to-head, l’utilizzo di inibitori di DPP-4 è risultato associato ad un aumento >2 volte del rischio di sviluppare una malattia infiammatoria intestinale rispetto all’insulina (hazard ratio 2,28; 1,07-4,85).

Gli autori dello studio concludono affermando che, sebbene il rischio assoluto sia basso, i medici dovrebbero essere a conoscenza di questa possibile associazione e, quindi, prestare particolare attenzione quando prescrivono inibitori di DPP-4 soprattutto nei soggetti ad elevato rischio (ad esempio i pazienti con familiarità di questo tipo di patologie e quelli affetti da patologie autoimmunitarie).
Inoltre, i pazienti che soffrono di sintomi gastrointestinali persistenti come dolore addominale o diarrea devono essere attentamente monitorati per un eventuale peggioramento dei sintomi.

Bibliografia

  1. Abrahami D, et al. Dipeptidyl peptidase-4 inhibitors and incidence of inflammatory bowel disease among patients with type 2 diabetes: population based cohort study. BMJ 2018; 360:k872.

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Ultimo aggiornamento: 05 maggio 2018