Effetti avversi associati a tatuaggi

A cura di Alessandra Russo. Specialista in Tossicologia Medica. Messina

Caso clinico (1)
Una donna di 45 anni si è rivolta ad una clinica dermatologica per una storia di lesioni in corrispondenza di un tatuaggio di cui soffriva già da 15 mesi.
La paziente aveva il tatuaggio da 10 anni senza aver manifestato eventi avversi.
All’anamnesi non è emerso nulla di rilevante tranne che lo sviluppo di dispnea cronica e lieve tosse 9 mesi prima dello sviluppo della lesione cutanea.
Venne effettuata una biopsia cutanea che mostrò la presenza di granulomi non necrotizzanti, con pochi linfociti.
Gli esami effettuati a livello toracico evidenziarono la presenza di linfoadenopatia periilare e pochi piccoli noduli a livello di entrambi i polmoni.
Gli esami di laboratorio rivelarono un livello elevato dell’enzima di conversione dell’angiotensina (angiotensin-converting enzyme, ACE: valore 65 U/L; range normale fino a 50 U/L).
A seguito di una TAC fu fatta diagnosi di sarcoidosi polmonare allo stadio II con adenopatia mediastinica.
La paziente venne trattata con prednisone (25 mg/die per via orale) per 12 settimane e poi la dose di prednisone fu gradualmente ridotta a 10 mg/die come terapia di mantenimento per 6 settimane.
Inoltre venne applicato un potente steroide a livello topico per la lesione cutanea per 6 settimane, seguito dall’applicazione di una crema a base di pimecrolimus 1% come terapia di mantenimento per 6 settimane. Al follow-up effettuato a 24 settimane, la lesione cutanea era migliorata notevolmente.
 
Discussione
La sarcoidosi di solito si manifesta con tosse e dispnea. Tuttavia, può coinvolgere qualsiasi parte del corpo, anche se le sedi più spesso colpite sono rappresentate dai polmoni, i linfonodi mediastinici, la cute, il cuore, gli occhi e le articolazioni. In alcuni casi, le lesioni cutanee possono essere l’unico segno di sarcoidosi. Per tale motivo, è utile effettuare tempestivamente una biopsia cutanea.
Per quanto riguarda i tatuaggi, essi possono rappresentare un fattore di rischio di sviluppo di reazioni avverse che dipendono dagli inchiostri utilizzati, dalle procedure di esecuzione e dall’ambiente in cui i tatuaggi vengono effettuati (2).
Le reazioni avverse ai tatuaggi possono variare da infezioni a livello locale e trasmissione di infezioni (sifilide, tubercolosi, epatite, etc.) a reazioni allergiche ai pigmenti utilizzati.
Tuttavia, raramente si possono causare reazioni quali granulomi. Si possono verificare due situazioni: un tatuaggio può essere coinvolto dopo diversi anni, come parte di una sarcoidosi idiopatica di solito in assenza di altre lesioni cutanee o sistemiche, oppure il pigmento del tatuaggio può stimolare una ipersensibilità granulomatosa ed indurre sarcoidosi sistemica (3).
Anche se è raro il coinvolgimento di un tatuaggio nella sarcoidosi sistemica, sono stati riportati casi di sarcoidosi a livello del tatuaggio. Il periodo di latenza tra quando viene effettuato il tatuaggio e lo sviluppo di sintomi cutanei varia (4).
Nel caso descritto, la paziente ha manifestato dispnea e lieve tosse 9 mesi prima dello sviluppo della lesione cutanea. Pertanto, è probabile che la sarcoidosi polmonare si sia sviluppata prima di quella cutanea.

Bibliografia

  1. Naeini FF, et al. Looking beyond the cosmetic tattoo lesion near the eyebrow: Screening the lungs. J Postgrad Med 2017; 63: 132-134.
  2. Kluger N. Cutaneous and systemic complications associated with tattooing. Presse Med 2016; 45: 567–76.
  3. Antonovich DD, Callen JP. Development of sarcoidosis in cosmetic tattoos. Arch Dermatol 2005; 141: 869–72.
  4. Landers MC, et al. Cutaneous and pulmonary sarcoidosis in association with tattoos. Cutis 2005; 75: 44–8.
Ultimo aggiornamento: 21 luglio 2017